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Cap 12 - Attacca o sei attaccato (C&C1)


di Raphs_0406
21.03.2026    |    196    |    0 7.0
"«Un cazzo di marchettaro, Cas commenta Drag, sogghignando, quando vede che il mio corpo risponde..."
Oggi Drag si è incazzato di brutto.

Siamo in cortile come al solito, appoggiati al muro a fumare, dopo la terza sigaretta siamo andati a fare i giri.

«Cas, andiamo a spaventare un attimo il nuovo arrivato» sogghigna, gli occhi che brillano.

«Ok» lo seguo.

Lo fa con tutti, non è una novità.

Drag si è avvicinato a un ragazzino giovanissimo.

Quello ha sbarrato gli occhi, si è guardato intorno, terrorizzato.

Le spalle contro il muro, sembra che voglia sparire nei mattoni.

Drag ha sogghignato e gli ha dato una spinta al petto.

Quello barcolla e alza le mani.

«Drago, per favore» mormora subito. «Cosa vuoi? Te lo do, ok? Subito.»

«I piccoli sono così adorabili» commenta lui, ridacchiando. «Non trovi, Cas?»

Sto per rispondere ma il sole è uscito improvvisamente dalle nuvole, e vedo di colpo il ragazzino in faccia.

E sbianco completamente.

«Cosa c'è, Cas?» Sbotta Drag, perplesso.

«Io...» Boccheggio, invano.

«Va tutto bene» mento, a fatica.

Quel ragazzino è identico a me quando avevo quattordici anni, ma uguale.

Capelli neri come i miei, stessi occhi scuri. Solo lo sguardo è innocente da morire, anche se è terrorizzato.

Io a quattordici anni stavo già cercando di capire come battere meglio.

Drag sbuffa, mi guarda male, fa una smorfia e torna a parlare:
«come ti chiami?»

Il ragazzino lo guarda terrorizzato quando Drag gli prende il mento con due dita.

Drag ha quel sorriso orrendo in faccia, alza un sopracciglio e stringe le dita. «Quindi?»

Il ragazzino deglutisce a fatica. È così giovane che arriva a malapena alle orecchie di Drag. «Io... Sono Daemon»

«Un diavoletto, eh?» Drag si mette a ridere, il ragazzino è ancora più terrorizzato.

Capisco come Drag possa essere destabilizzante e mi dispiace da morire per lui.

Sembra avere al massimo quattordici o quindici anni.

«Drag, su» mi ritrovo a cercare di velocizzare.

Drag smette di ridere e mi guarda come se fossi impazzito.

«Cosa c'è, Cas? Non essere frettoloso, tocca a te tra poco a divertirti»

Stringo i denti di scatto. Tocca pure a me?

Drag parla ancora un po' al ragazzino, lo sfiora un attimo in faccia, il collo, quello sembra che stia per svenire da un momento all'altro.

Non me lo ha detto, ma secondo me uno dei suoi desideri è poter farsi uno vergine, e io proprio di verginità non ne ho.

Incrocio le dita e spero che non abbia intenzione di fare niente del genere a quel ragazzino, andrei fuori di testa, anche perché è troppo simile a me.

Drag evidentemente non si è accorto di questo particolare, che ci assomigliamo, per fortuna.

Continua a parlargli in modo abbastanza normale, come se fosse un ragazzino nuovo come gli altri.

Prego che continui a non accorgersene perché riuscirebbe tranquillamente a farselo portare in cella e scoparsi il "casanova versione small vergine", e io impazzirei seriamente.

«Cas, va', fagli qualcosa così si porta dietro il ricordo» mi dice dopo un po', con un ghigno in faccia.

Il ragazzino mi squadra, è quasi leggermente sollevato che io sia più longilineo di Drag.

Mi arrotolo le maniche e mi avvicino a lui.

Una sberla dovrebbe andare, mi dico.

Alzo la mano, e quello mi fissa terrorizzato, si morde le labbra con gli occhi sbarrati.

E mi viene di colpo in mente quel giorno in cui io quattordicenne mi sono ritrovato un cliente violento perché ero ancora inesperto e non sapevo quali fossero i clienti da evitare.

Schiacciato contro il muro con il dolore in mezzo alle cosce in fiamme e quello che mi dà sberle in faccia mentre mi sfonda.

E abbasso le mani subito. Di scatto.

Drag mi fissa stupefatto.

«Cas, che cazzo di problemi hai, oggi?!»

Indietreggio, sto per mettermi a piangere dalla frustrazione e dalla paura.

«Non ce la faccio, andiamo via, Drag, per favore...»

È come colpire un me stesso di quattordici anni, non potrò mai farlo, Cristo.

Dragan fa una smorfia orrenda, mi sposta con uno spintone e dà un pugno al ragazzino sulla spalla.

Quello grida, si raggomitola tutto contro il muro e cerca di trattenere invano le lacrime.

Gemo dentro di me, sento quasi il pugno sulla mia spalla.

«Qui comando io, chiaro?» Sibila Drag, compiaciuto.

«Certo...» Balbetta il ragazzino, le labbra terree.

Tiro un sospiro di sollievo e penso che è andata meglio di quanto temessi, sto per rilassarmi quando Drag mi afferra per un braccio.

Lo guardo con gli occhi sgranati, ha uno sguardo omicida negli occhi.

«Drag...» Dico, e non finisco la frase.

Mi arriva un pugno addosso così forte che casco all'indietro.

Rimango a bocca aperta, scosso all'inverosimile: Dragan non mi ha mai picchiato. Massimo qualche schiaffo. Mai pugni.

«Cas, che cazzo hai oggi?!» Ringhia, mi tira su di scatto e mi molla un altro pugno sul braccio.

Mi piego in due per il dolore. Mi verrà un livido.

«Per favore, Drag...» Supplico, terrorizzato che perda il controllo.

Intanto i detenuti ci stanno guardando con interesse.

Non capiscono perché il Drago si sia messo improvvisamente a picchiare Casanova, ma del resto neanch'io lo so con chiarezza.

Mi afferra per le spalle e mi schiaccia verso la terra.

Crollo sulle ginocchia con un gemito di dolore.

«Chiedi scusa» ordina secco, mi afferra per i capelli.

«Scusa, Drag, ok?» Mormoro io, stanno ridendo a bassa voce.

Dragan è ancora incazzato nero, mi dà una spinta violenta e mi ritrovo a quattro zampe. Mi schiaccia la testa verso l'erba.

E arrossisco violentemente, ci stanno guardando tutti, e io sono col culo all'aria in pratica.

«Drag, scusa» balbetto ancora, cerco di rialzarmi ma preme forte sul collo.

«Sei tornato ad essere solo un marchettaro, hmm?» Sibila lui, il terrore mi prende di colpo: che voglia di nuovo farmi violentare?

«No, Drag, sono quello che vuoi tu...» Balbetto terrorizzato. «Ti prego...»

Mi dà una sberla sulla nuca e si rialza.

Mi metto in piedi barcollando anch'io, poi si fionda su di me e mi spinge contro il muro.

Lo guardo terrorizzato e sento la sua mano sotto la camicia, me la sta slacciando.

«Drag, per favore...» Sto per mettermi a piangere, Cristo, ci stanno guardando tutti e sono quasi mezzo nudo.

Lui sogghigna e me la spalanca.

Mi arrendo e cerco di convincermi che sto facendo pubblicità, chissenefrega. Almeno non mi ha abbassato i pantaloni.

Si mette a palparmi, mi metto a guardare nel vuoto, cerco di non ascoltare i commenti dei detenuti e degli agenti.

Mi stanno spogliando con lo sguardo.

Ridacchiano ancora di più quando Dragan mi infila la mano sotto i pantaloni con deliberata lentezza e inizia a esplorarmi con due dita.

Cerco di spingerlo via, mi blocca con un ginocchio sull'inguine e sogghigna, compiaciuto.

Mi spinge verso le sue dita con tutte le forze, preme sul mio inguine, il dolore esplode lì.

Mi scappa un gemito di dolore e mi aggrappo a lui.

Quasi mi si scivolano giù i pantaloni per il movimento.

Arrossisco fino alle orecchie, e mi maledico per la debolezza nei confronti del ragazzino.

Adesso sto pagando duro, cazzo.

«Un cazzo di marchettaro, Cas commenta Drag, sogghignando, quando vede che il mio corpo risponde. «Davanti a tutti, pure»

«Drag, scusa, colpa mia, Ok?» Sento che affonda quasi fino a scomparire, e mi sento morire dentro.

Ho i pantaloni abbassati quasi fino a metà coscia, e gli altri hanno un'espressione di quando per sbaglio si imbattono in un porno gay.

Gli agenti scuotono la testa.

Drag ridacchia, affonda un'altra volta e si stacca.

Si volta senza guardarmi e va a fumare.

Mi tiro su i pantaloni, mi allaccio la camicia e cerco di sorridere strafottente, mentre lo seguo.

-----

Pensavo che avesse finito di punirmi per la debolezza, invece mi ritrovo in cella di notte, mentre io e Dragan stiamo facendo il nostro giro, un rumore secco della porta ed entrano un paio di agenti.

«Drag, scendi, cazzo!» Articolo a fatica, arrossisco tutto, non è possibile, un conto è che guardino dallo spioncino, un conto è in cella.

Quei due li conosco, sono quelli che di mattina mi fissano con sguardo predatorio.

Ovvio che Dragan non si sposta di un millimetro, anzi. Mi fissa sogghignando da sopra.

Mi maledico ancora, fumo per la vergogna. Sono con le gambe aperte sulla coperta sul pavimento, con Dragan sopra, e mi stanno guardando in due agenti, ma davanti.

«Drag, ti scongiuro...»

Lui ridacchia e continua a scopare come se niente fosse.

Che cazzo di adolescente perverso.

Alla fine mi arrendo e faccio finta che i due vicino alla porta siano parti dell'arredamento, sono così concentrato a ignorarli che vanno via prima che me ne accorga.

Sono rimasto un po' traumatizzato, lo ammetto, Drag se n'è accorto e dice, alle fine: «senti, Cas, non li farò più entrare, Ok? Ma spero che hai capito la lezione»

«Si, si, colpa mia, scusa...» Ho ancora gli occhi sbarrati, ma mi consolo che almeno non mi ha fatto violentare come la prima volta.

Viene dietro di me e mi abbraccia con delicatezza, sento che mi bacia i capelli.

Non si capisce un cazzo con Dragan, ma seriamente.

«Quel ragazzino di stamattina ha proprio un bel faccino innocente» comincia con noncuranza.

Mi volto terrorizzato verso di lui e lo interrompo prima che possa degenerare: «Drag, mi fai un regalo?»

È spiazzato. «Eh?»

Ha sgranato gli occhi e si è irrigidito.

Prego che il diversivo basti a distogliere l'attenzione da quel ragazzino. «Per il mio compleanno»

«Non è già passato?» Mi fa lui, sorpreso.

«Sì, ma non mi hanno regalato niente» dico, un po' amareggiato.

In realtà mi sono fatto un regalo da solo: ho preso due clienti in più e mi sono comprato una bella camicia nuova, ma Drag non può saperlo.

Mi ha guardato e si è addolcito di colpo. Mi viene accanto e si sdraia contro di me, abbracciandomi.

«Quello che vuoi» sussurra piano.

Quasi dimentico che mi ha dato pugni nel pomeriggio e fatto uno show con gli agenti la notte.

Mi chiedo cosa può essere di così interessante da distogliere la sua attenzione dal ragazzino di oggi pomeriggio, poi la trovo.

«Mi regali un pomeriggio fuori?»

Rimane a bocca aperta. «Vuoi evadere?»

Stringo i denti. «Esatto, ma solo per uscire, noi due, non per scappare. Voglio uscire con te veramente, essere...» Esito. «Come una coppia normale»

E gli si accende lo sguardo. «Va bene»

È così secco che rimango a bocca aperta io. «Drag, se è troppo complicato io...»

Mi tace con un bacio, mi prende la nuca con le mani. «Cas, te lo regalo» mi fa, poi. «Ma sicuro? Ci daranno anni in più, qui dentro»

Ci penso su, stringo le mani e capisco che non mi importa.

«Non me ne frega» mi stringo a lui. «Ci sei tu qui»

Per un attimo posso giurare che Dragan stia per mettersi a piangere, ha gli occhi lucidi sotto la debole luce che filtra.

Poi si sposta dietro di me e mi stringe forte contro di lui, non vedo più la sua faccia.

«Dormi, Cas, su» mi batte sul culo, ma ha la voce un po' rotta.

Posso scommettere che abbia cambiato posizione per piangere in silenzio.

Mi strofino contro di lui e intreccio la mano con la sua, sento che sussulta.

E confermo che sta piangendo, ma non mi volto. Se non vuole essere visto lo lascio piangere in pace.
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